Attività alunni

 

16 aprile 2019 Presentazione de “L’estate dei Lupi”

IL 9 APRILE ABBIAMO AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE L’AUTRICE DE “L’ESTATE DEI
LUPI”, FRANCA MONTICELLO, CHE CI HA RACCONTATO COME E’ NATO QUESTO
ROMANZO AMBIENTATO NEL NOSTRO ALTOPIANO DI ASIAGO.

I RAGAZZI DI PRIMA E SECONDA DELLA SEDE DI NOVE E POZZOLEONE, HANNO AVUTO L’OPPORTUNITA’ DI
CONOSCERE ANCHE L’EDITORE, MAURIZIO DALLA GASSA, E L’ETOLOGO ENRICO FERRARO, CHE CI HANNO SPIEGATO IL COMPORTAMENTO E L’ORIGINE DEI LUPI “PROTAGONISTI” DI QUESTO RACCONTO.

UN GRAZIE A TUTTI E TRE PER AVERCI DATO QUESTA  OPPORTUNITA’ IN PIU’ PER CONOSCERE IL NOSTRO TERRITORIO E PER RIFLETTERE SU UNA QUESTIONE COSI’ ATTUALE E COMPLESSA COME IL RAPPORTO TRA LA NATURA E L’UOMO.

4 aprile 2019 Pozzoleone: a Padova con “Libera” contro le mafie

 

   

 

                                                                              

 PASSAGGIO A NORDEST.   ORIZZONTI DI GIUSTIZIA SOCIALE

 

Giovedì 21  marzo, noi alunni di terza media, insieme a migliaia di altri ragazzi provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato alla manifestazione nazionale di Padova per ricordare le 1.011vittime innocenti della mafia.

 

 In corteo eravamo circa 50 mila: abbiamo percorso 4 chilometri attraverso vie e piazze del centro di Padova tutti insieme, camminando fianco a fianco fino a Prato della Valle, dove sono stati letti l’uno dopo l’altro tutti i nomi delle vittime di mafia, commemorati anche dalle testimonianze di parenti e familiari tra i quali la sorella del magistrato Giovanni Falcone.

 

Ultimo a prendere la parola è stato il presidente di Libera (l’associazione nazionale contro tutte le mafie) don Luigi Ciotti, che ci ha raccontato la sua esperienza pluridecennale di lotta alle mafie.

La maggior parte degli studenti è rimasta molto colpita dalle sue parole: don Ciotti è riuscito a far capire anche a noi giovani che è indispensabile l’impegno civile contro la piaga sociale e morale rappresentata dalla mafia.

 

 E’ stata un’esperienza davvero interessante, stimolante e istruttiva: ci ha trasmesso un senso di libertà e di fratellanza, riempiendoci di coraggio per affrontare la questione della mafia.

 

Le alunne di 3^A e 3^B della scuola secondaria di primo grado di Pozzoleone

Laura Di Pisa, Denis Ravarotto, Linda Yendoubi, Maddalena Vezzaro                                                       

 

 

 

1 marzo 2018 LA SETTIMANA DELLO SPORT

La settimana dello sport, nella nostra sede di Nove, ha occupato tre giorni nei quali
ci si è dedicati allo sport sia a livello pratico che come momento di riflessione. Infatti
il primo giorno di questa attività (giovedì 15 febbraio nelle ultime due ore della
mattinata), noi di classe terza abbiamo guardato un film dal titolo “Invictus”,
mentre le seconde e le prime hanno visto “Glory road. Vincere cambia tutto”, che
racconta la storia di una delle prime squadre di basket con giocatori di colore che
vinse il campionato nazionale della stagione 1965-66 negli Stati Uniti.
Il film delle terze è ambientato invece in Sudafrica, nel periodo successivo
all’insediamento di Nelson Mandela, liberato dopo 27 anni di prigionia, come
presidente della Repubblica sudafricana. Appena rientrato, Mandela, primo
presidente di colore della nazione, si pose l’obiettivo di riappacificare la popolazione
del paese, ancora divisa dall’odio fra i bianchi e i neri, a lungo vissuti in regime di
Apartheid, cioè di segregazione razziale. In vista della coppa mondiale di rugby del
1995, ospitata proprio dal Sudafrica, Mandela si interessò delle sorti della squadra,
con la speranza che un’eventuale vittoria contribuisse a rafforzare l’orgoglio
nazionale e lo spirito di unità del paese; entrò in contatto con il capitano Francois
Pieenar, facendogli capire l’importanza politica della incombente competizione
sportiva. Questa frequentazione fra Pienaar e Mandela diede inizio a una serie di
eventi che rafforzarono il morale degli Springboks. Gli atleti si irrobustivano in
palestra, si esercitavano nelle tecniche d’assalto all’avversario e si sacrificavano con
impegno in questo sforzo di miglioramento (si trovavano anche alle sei del mattino
per correre). Poi Mandela chiese ai ragazzi della Nazionale di andare a insegnare ai
bambini neri il rugby; all’inizio erano seccati perché dicevano che erano già molto
occupati ad allenarsi per il campionato, poi però accettarono e addirittura si
divertirono a giocare con quei bambini così impegnati. Il risultato fu straordinario: i
sudafricani ottennero la vittoria in finale contro i temibili All Blacks. Il successo della
nazionale diventò il simbolo del riavvicinamento della popolazione nera alla
popolazione bianca e della prosecuzione del processo di integrazione.
Il secondo giorno di questa occasione speciale, tutta la scuola si è riunita in palestra
per fare vari tornei. La prima ora hanno iniziato le classi prime a sfidarsi tra le varie
sezioni a “tappabuchi”, un gioco che consiste nel prendere la palla occupando i posti
vuoti nel campo di gioco (vittoria della 1^C). Poi le seconde hanno giocato a
pallamano (vincente la 2^B) e infine le terze a pallavolo. I miei compagni ed io
(l’atletica classe 3^B) abbiamo vinto contro la 3^A e la 3^C abbastanza facilmente
perché da noi ben nove compagni giocano in squadre di pallavolo.
Sabato 17 febbraio ci siamo ritrovati, come il giorno precedente, in palestra dove un
esperto di baskin, il professor Daniele Bordignon, ci ha fatto ripassare un po’ le
regole che avevamo già provato a praticare durante l’anno. Il baskin è simile al
basket solo che è “per tutti” perché vi può partecipare chiunque lo voglia: persone
esperte, abili e disabili e nessuno gioca meno di un altro. Si passa dai numeri 5 (i più
forti) ai numeri 2 (quelli che hanno delle difficoltà). Tutti devono far canestro in vari
cesti: ci sono quelli più lontani e alti e quelli più vicini e bassi, a seconda del livello
del giocatore. Dopo la spiegazione, tutte le classi della scuola sono passate alla
pratica. Questa volta tra le classi terze ha vinto la C, tra le seconde la A, tra le prime
ha bissato il successo la C. Un cenno speciale merita Mattia L., il nostro compagno
esperto di baskin, che ha fatto un sacco di canestri!
Per me il senso dello sport dovrebbe essere non solo quello di mantenere il fisico in
forma, ma anche quello di saper collaborare con gente diversa, con mentalità aperta
e positiva. Lo sport sa unire con grande forza…
È con questo spirito che viene organizzata e vissuta la settimana dello sport ed è per
questo che io l’apprezzo tanto!
Giorgia Zacquini e Hayat El Azzaoui (classe 3^B)

1 marzo 2018 PERCORSO SULLA LEGALITA’

Le classi terze della nostra sede di Nove, durante questi ultimi due mesi di scuola, si sono
concentrate, assieme a professori ed esperti, a capire come funzionano le organizzazioni
malavitose come la mafia. Il lavoro è stato condotto attraverso schede di approfondimento,
lettura di libri (soprattutto “Per questo mi chiamo Giovanni” di L. Garlando) e brani di narrativa,
ricerche personali su personaggi famosi vittime di organizzazioni mafiose come Giovanni Falcone,
Paolo Borsellino, Pio La Torre, Peppino Impastato, Pino Puglisi, la visione del film “La mafia uccide
solo d’estate”. In questo periodo gli studenti hanno inteso il significato di parole come “omertà,
pizzo, usura”; hanno conosciuto le attività che fanno arricchire la mafia: il traffico di stupefacenti,
lo smaltimento dei rifiuti tossici, la vendita di armi, la prostituzione e altre attività altamente
illegali.
All’interno del Progetto “Ore 9 di cittadinanza”, in collaborazione con l’Amministrazione comunale
e la Parrocchia, è stato fatto anche un incontro con due esperte dell’associazione “Legal-Mente
Minore- Associazione per la tutela dei minori”, formata da avvocati e psicologi che operano in
stretta collaborazione e promuovono interventi di tutela e protezione dei più piccoli. Gli Avvocati
svolgono la loro attività sia in ambito civile che in ambito penale, facendo in modo di privilegiare
l’interesse del minore. Gli Psicologi, invece, offrono al minorenne e alla sua famiglia valutazioni
psicodiagnostiche, consulti, percorsi di sostegno psicologico e di psicoterapia.
Dopo il brainstorming iniziale (scrivere su un foglietto la prima cosa che veniva in mente nel
sentire pronunciare la parola “MAFIA”), noi ragazzi abbiamo potuto parlare di tutto ciò che fa la
mafia, perché e come si è diffusa in molte parti del mondo, le conseguenze sulle famiglie e sulle
diverse realtà territoriali, dalla più piccola, come il proprio paese, alla più vasta, lo Stato.
Particolarmente interessante il role-playing in piccoli gruppi che ci ha portato a riflettere su
situazioni scolastiche quotidiane attraverso problemi concreti, ad esempio la responsabilità cui
siamo chiamati nel denunciare agli insegnanti o al preside un sopruso, per quanto piccolo, che
abbiamo visto commettere…
La risposta a tutte le mafie non può che essere la “LEGALITA’”, comportarsi cioè secondo giustizia,
con impegno, seguendo le regole fin dal nostro agire quotidiano.

(Emma S. e classe 3^ B)

5 febbraio 2018 Commenti all’incontro con l’autore Loris Giuriatti

“L’Angelo del Grappa” di Loris Giuriatti

 

Studiando la prima guerra mondiale e all’interno del “Progetto Lettura” della nostra scuola, la professoressa ci ha proposto la lettura del libro “L’Angelo del Grappa”, scritto da Loris Giuriatti. Avremmo avuto un incontro proprio con lui, il 19/01, ma io personalmente non ho potuto assistervi, e questo mi dispiace molto, dato che la lettura mi aveva coinvolto parecchio.

Il libro è stato letto per capire la prima guerra mondiale . Leggendo solo il solito manuale di studio, avremmo preso la guerra superficialmente, senza entrare nei personaggi, anzi nei protagonisti, i veri volti di questa sanguinosa guerra, i soldati.

Prima dellincontro c’è stata una attenta preparazione, anche per sapere cosa avremmo potuto chiedere allautore sulle cose che ci incuriosivano. Nel libro, ad esempio, ci ha colpito quel fantasma che lui definisce “lo spirito della montagna”.

Anche lo studio della storia è cambiato, dopo aver letto quelle pagine: le frasi si imprimevano nella mente e ti costringevano a fermarti per riflettere su ciò che l  uomo è capace di fare. Quelle pagine di un libro scolastico, considerate molto noiose, dopo alcune semplici frasi, possono diventare interessanti.

Il protagonista della storia è un ragazzo, Angelo, che va in Grappa; perdutosi nel bosco, trova un fantasma che gli dona il diario di un soldato della grande guerra. Il ragazzo lo legge, si interessa e comincia ad indagare su quel soldato, morto proprio sulla montagna sacra alla patria.

Il resto lo lascio scoprire a chi seguirà il mio consiglio: leggete questo libro!

Quest’opera mi ha colpito molto, sono rimasta stupita, non perché non sapessi come i soldati vivessero in guerra , ma per la storia e lintrigo.

Quando tornerò in Grappa, non lo guarderò più come prima, anche se la storia raccontata non è reale. Lì un uomo, nato contadino e morto soldato non per suo volere, sicuramente c’è stato.

Giuriatti è riuscito nell’intento di far capire cosa un soldato provasse nell’inferno che noi chiamiamo “guerra”.

                                                                                              Chiara Perseghetti (classe III B)

INCONTRO CON L’AUTORE GIURIATTI

Venerdì 19 gennaio 2018 a scuola noi classi terze della scuola media di Nove abbiamo incontrato l’autore del libro “Angelo del Grappa”, Loris Giuriatti.

Prima di questo incontro, durante le lezioni di italiano abbiamo letto il libro, in modo da essere più preparati e fare  domande pertinenti. Il libro parla di un ragazzo padovano, Angelo, che è costretto ad andare in cima Grappa per le vacanze estive. Angelo incontra così Davide, il padrone della baita in cui alloggia, e con lui scopre la storia della montagna, dei suoi abitanti e della Prima Guerra Mondiale.

Loris Giuriatti viene da Padova ed è preside di una scuola di Bassano Del Grappa, l’Enaip. Lui scrive perché ha bisogno  di raccontare delle storie, delle emozioni e anche per passione . Decide di scrivere su un argomento così difficile perché lui è appassionato di storia, soprattutto quella locale della Prima guerra mondiale. È una storia legata a dei fatti che sono accaduti realmente con persone che ci sono o ci sono state, per questo l’autore ha provato molte emozioni mentre le scriveva.

Durante l’incontro il professor Giuriatti non ha voluto raccontarci tutta la storia del libro, ma ha preferito che fossimo noi a fargli delle domande a cui lui rispondeva in modo molto preciso e dettagliato .

–          Perchè ha scelto un ragazzo come protagonista?

Ha scelto un ragazzo ispirandosi a due persone: a suo figlio Pietro per l’aspetto fisico, e a sé stesso. Giuriatti si è autodescritto; infatti, a lui non piaceva lo studio e, quando era giovane, andava in giro per la città a imbrattare i muri, proprio come Angelo. Quindi la descrizione di Angelo è un “mix” tra quello che è stato lui e quello che è suo figlio, cioè il futuro.

–          Quanto ci ha messo a scrivere il libro?

Giuriatti ci ha risposto che è di più il tempo che ci mette a scrivere un libro che il tempo che ci mette a pensarlo. Per scrivere un libro possono volerci un anno, due o anche dieci, ma “L’Angelo del Grappa” lo ha scritto in un mese. Ci ha anche detto che l’errore che commette più spesso quando scrive è il tempo dei verbi. Per scrivere questo libro si è immedesimato nei soldati che combatterono in guerra, creando una storia molto coinvolgente.

–          La figura di Giuseppe, il fantasma, rappresenta qualcosa di paranormale?

Giuseppe era un ardito in guerra come il nonno di un suo caro amico che è venuto a mancare da poco tempo.  Loris voleva ricordare quello che aveva fatto per la nostra patria, insieme a tanti altri giovani morti su questa montagna. Ci ha raccontato che ogni volta che va sul monte Grappa sente una specie di spirito che gli gira attorno e gli racconta la storia della montagna. Per questo motivo ha deciso di personificare lo spirito in Giuseppe, l’uomo che darà il diario ad Angelo. Questo misterioso diario di cui si parla nel libro è di Antonio Zicchi, anche lui un ardito vissuto realmente, ma il diario non esiste, lo ha elaborato l’autore.

  • Perchè ha deciso di rappresentarsi in copertina?

Ha scritto quattro romanzi, venti libri in tutto. Poi ha deciso di fare un esperimento con cinque persone che non conosceva e non avevano mai letto i suoi libri. Ha fatto vedere tre dei suoi libri a queste persone e tutte cinque hanno  scelto “L’Angelo del Grappa”. Ovviamente lo hanno scelto per la copertina, perché di solito è cosi che le persone scelgono un libro. Per questo ci ha detto che la copertina deve essere accattivante e deve attirare la gente. Appena aveva scritto il libro, decise di stamparne dieci copie solo per venderle agli amici. Poi, però, ne ha stampate altre cento e le librerie cominciarono a chiedergli se poteva dar loro alcune copie. Oggi ne  ha vendute  18.000 e un risultato così grande non se lo aspettava neanche lui.

  • Non ha mai pensato di fare un film?

Per fare un film ci vuole circa un milione di euro ed è una cifra veramente alta per il signor Giuriatti. Ne è stato tratto uno spettacolo teatrale, rappresentato il 30 luglio sul monte Grappa. L’autore non si aspettava molte persone, perché in montagna faceva molto freddo, c’erano solo 8°. Invece sono salite più di mille persone. Purtroppo  questo spettacolo lo hanno fatto solo una volta perché l’attore che impersonava Giuseppe Guglielmin è morto.

  • Quando ha avuto la passione per scrivere?

Si è appassionato alla Prima guerra mondiale fin da quando era piccolo perché suo nonno, morto quando aveva sei anni, era un fante che aveva combattuto nel Pasubio. In italiano Giuriatti era “una frana”, ma già alle elementari scriveva temi  lunghissimi, era già un piccolo scrittore. A questo riguardo il suo messaggio ci ha trasmesso anche una piccola lezione di vita: non dobbiamo arrenderci se qualcuno non ci ritiene all’altezza dei nostri sogni; con l’impegno lui è riuscito ad arrivare proprio dove la sua insegnante di Italiano no avrebbe mai detto…

Questo incontro mi ha coinvolto e appassionato. Pensavo che mi sarei annoiata dato che la Prima guerra mondiale non mi entusiasma molto, invece mi è davvero piaciuto. Loris Giuriatti è molto simpatico e bravo a raccontare la sua passione per questa montagna e a trasmetterla alle altre persone.

                                                                                                          Gioia Fabris (classe III B)

21 gennaio 2018 Considerazioni di uno studente sulla mostra fotografica a Palazzo Bonaguro di Bassano

Caro diario,

è da molto che non ti scrivo e, siccome ho cinque minuti prima di andare a mangiare, ho deciso di renderti partecipe di una delle varie attività che ci propongono a scuola, cioè il concorso di fotografia!

… Marco, giovane componente del Fotogruppo9, è venuto a parlarci in classe, un mese fa, della fotografia, della foto “perfetta”, con le angolazioni migliori e le luci, e soprattutto di ciò che si vuole rappresentare attraverso una foto.

… Alla fine dell’incontro, è stato proposto un concorso che chiedeva ai ragazzi delle scuole medie del comprensivo, di scattare una foto nel proprio paese, di inviarla via mail o di consegnarla alla biblioteca di Cartigliano e così poter essere nominato “il miglior fotografo” della classe – e magari anche della scuola!

Dopo la proposta di questo concorso, abbiamo fatto un’uscita didattica con la scuola a “Bassano Fotografia-Oltre l’immagine” a Palazzo Bonaguro, dove la nostra guida ci ha accolto e ci ha introdotto tutte le sale alle cui pareti erano esposte fotografie di diversi autori e differenti temi, una per sala.

La sala più toccante è stata quella sulla guerra in Iraq: mostrava realtà mai viste prima, mi faceva quasi paura. La sala che mi è piaciuta di più è stata quella degli animali. Il fotografo Milko Marchetti è riuscito a catturare un’istante di vita impressionante: l’alligatore che mangia il pesce.

In quel mare di fotografie la guida continuava a ripeterci: ”Dovete immaginare quello che è successo prima e quello che è successo dopo”. In quei momenti la fantasia si sbizzarriva e andava alle stelle! Finalmente sono riuscita a provare emozioni verso le fotografie e finalmente ho capito che la foto perfetta esiste: è quella che, appena la vedi, ti lascia frastornato, non sai come definire le tue emozioni, che sono tante e tutte confuse, ma insieme formano un’emozione nuova a cui semplicemente non si riesce a dare un nome!

Ciao, caro diario, a presto.

                                                                                                    Emma Sartori (classe III B)